Monday, August 31, 2009
Sunday, August 30, 2009

Etienne de la Boétie, 1530/1563, giurista e politico francese.
"Discorso sulla servitù volontaria"
Il Discorso, benché scritto 450 anni fa, conserva ancora oggi un carattere fortemente attuale. Oltre che per i suoi aspetti teorici, la forza di quest’opera consiste nell’affermare contro ogni tirannia il diritto alla disobbedienza civile: «siate decisi a non servire più, ed eccovi liberi».
Facendo attenzione che ciò non sia per alcuni il pretesto per instaurare una nuova tirannia, diversa nella forma ma identica nella sostanza, di modo che “tutto cambi affinché nulla cambi”. A costoro è giusto che non arrida il successo in quanto «non bisogna abusare del santo nome della libertà per compiere imprese malvagie ».
Questo è il messaggio che La Boétie ci manda dal suo testo, in nome della libertà, contro ogni tirannia.
Estratto dal discorso:
«questo tiranno solo, non c’è bisogno di combatterlo, non occorre sconfiggerlo, è di per sé già sconfitto, basta che il paese non acconsenta alla propria schiavitù. Non bisogna togliergli niente, ma non concedergli nulla. Non occorre che il paese si preoccupi di fare niente per sé, a patto di non fare niente contro di sé. Sono dunque i popoli stessi che si lasciano o piuttosto si fanno tiranneggiare, poiché smettendo di servire ne sarebbero liberi. È il popolo che si assoggetta, che si taglia la gola e potendo scegliere fra l’essere servo e l’essere libero, lascia la libertà e prende il giogo; che acconsente al suo male, o piuttosto lo persegue. […] se per avere la libertà basta desiderarla, se c’è solo bisogno di un semplice atto di volontà, quale popolo al mondo potrebbe valutarla ancora troppo cara, potendola ottenere solo con un desiderio […] ?».
«Colui che tanto vi domina non ha che due occhi, due mani, un corpo, non ha niente di più dell’uomo meno importante dell’immenso ed infinito numero delle nostre città, se non la superiorità che gli attribuite per distruggervi. Da dove ha preso tanti occhi, con i quali vi spia, se non glieli offrite voi? Come può avere tante mani per colpirvi, se non le prende da voi? I piedi con cui calpesta le vostre città, da dove li ha presi, se non da voi? Come fa ad avere tanto potere su di voi, se non tramite voi stessi? Come oserebbe aggredirvi, se non avesse la vostra complicità? Cosa potrebbe farvi se non foste i ricettatori del ladrone che vi saccheggia, complici dell’assassino che vi uccide e traditori di voi stessi?».
«Vi sono tre tipi di tiranni: gli uni ottengono il regno attraverso l’elezione del popolo, gli altri con la forza delle armi, e gli altri ancora per successione ereditaria. Chi lo ha acquisito per diritto di guerra si comporta in modo tale da far capire che si trova, diciamo così, in terra di conquista. Coloro che nascono sovrani non sono di solito molto migliori, anzi essendo nati e nutriti in seno alla tirannia, succhiano con il latte la natura del tiranno, e considerano i popoli che sono loro sottomessi, come servi ereditari; e, secondo la loro indole di avari o prodighi, come sono, considerano il regno come loro proprietà. Chi ha ricevuto il potere dello Stato dal popolo […] è strano di quanto superino gli altri tiranni in ogni genere di vizio e perfino di crudeltà, non trovando altri mezzi per garantire la nuova tirannia che estendere la servitù ed allontanare talmente i loro sudditi dalla libertà, che, per quanto vivo, gliene si possa far perdere il ricordo. A dire il vero, quindi, esiste tra loro qualche differenza, ma non ne vedo affatto una possibilità di scelta; e per quanto i metodi per arrivare al potere siano diversi, il modo di regnare è quasi sempre simile».
«certamente tutti gli uomini, finché conservano qualcosa di umano, se si lasciano assoggettare, o vi sono costretti o sono ingannati […] È incredibile come il popolo, appena è assoggettato, cade rapidamente in un oblio così profondo della libertà, che non gli è possibile risvegliarsi per riottenerla, ma serve così sinceramente e così volentieri che, a vederlo, si direbbe che non abbia perduto la libertà, ma guadagnato la sua servitù. È vero che, all’inizio, si serve costretti e vinti dalla forza, ma quelli che vengono dopo servono senza rimpianti e fanno volentieri quello che i loro predecessori avevano fatto per forza. È così che gli uomini che nascono sotto il giogo, e poi allevati ed educati nella servitù, senza guardare più avanti, si accontentano di vivere come sono nati, e non pensano affatto ad avere altro bene né altro diritto, se non quello che hanno ricevuto, e prendono per naturale lo stato della loro nascita. Non si può dire che la natura non abbia un ruolo importante nel condizionare la nostra indole in un senso o nell’altro; ma bisogna altresì confessare che ha su di noi meno potere della consuetudine: infatti l’indole naturale, per quanto sia buona, si perde se non è curata; e l’educazione ci plasma sempre alla sua maniera, comunque sia, malgrado l’indole. I semi del bene che la natura mette in noi sono così piccoli e fragili da non poter sopportare il minimo impatto di un’educazione contraria; si conservano con più difficoltà di quanto si rovinino, si disfino e si riducano a niente». Benché dunque l’indole umana sia libera, l’abitudine ha sugli individui effetti maggiori che non la loro indole, e così essi accettano la servitù se sono sempre stati educati come schiavi: «La natura dell’uomo è proprio di essere libero e di volerlo essere, ma la sua indole è tale che naturalmente conserva l’inclinazione che gli dà l’educazione».
«i teatri, i giochi, le farse, gli spettacoli, i gladiatori, le bestie esotiche, le medaglie, i quadri ed altre simili distrazioni poco serie, erano per i popoli antichi l’esca della servitù, il prezzo della loro libertà, gli strumenti della tirannia. Questi erano i metodi, le pratiche, gli adescamenti che utilizzavano gli antichi tiranni per addormentare i loro sudditi sotto il giogo. Così i popoli, istupiditi, trovando belli quei passatempi, divertiti da un piacere vano, che passava loro davanti agli occhi si abituavano a servire più scioccamente dei bambini che vedendo le luccicanti immagini dei libri illustrati, imparano a leggere».
«I tiranni elargivano un quarto di grano, un mezzo litro di vino ed un sesterzio; e allora faceva pietà sentir gridare: “Viva il re!” Gli zoticoni non si accorgevano che non facevano altro che recuperare una parte del loro, e che quello che recuperavano, il tiranno non avrebbe potuto dargliela, se prima non l’avesse presa a loro stessi».
«gli imperatori romani non dimenticarono neanche di assumere di solito il titolo di tribuno del popolo, sia perché quella era ritenuta sacra, sia perché era stata istituita per la difesa e la protezione del popolo, e sotto la tutela dello Stato. Così si garantivano che il popolo si fidasse di più di loro, come se dovesse sentirne il nome e non invece gli effetti. Oggi non fanno molto meglio quelli che compiono ogni genere di malefatta, anche importante, facendola precedere da qualche grazioso discorso sul bene pubblico e sull’utilità comune».
«non lo si crederà immediatamente, ma certamente è vero: sono sempre quattro o cinque che sostengono il tiranno, quattro o cinque che mantengono l’intero paese in schiavitù. È sempre successo che cinque o sei hanno avuto la fiducia del tiranno, che si siano avvicinati da sé, oppure chiamati da lui […]. Questi sei ne hanno seicento che profittano sotto di loro, e fanno con questi seicento quello che fanno col tiranno. Questi seicento ne tengono seimila sotto di loro, che hanno elevato nella gerarchia, ai quali fanno dare o il governo delle province, o la gestione del denaro pubblico […].Da ciò derivano grandi conseguenze, e chi vorrà divertirsi a sbrogliare la matassa, vedrà che, non seimila, ma centomila, milioni, si tengono legati al tiranno con quella corda […]. Insomma che ci si arrivi attraverso favori o sotto favori, guadagni e ritorni che si hanno sotto i tiranni, si trovano alla fina quasi tante persone per cui la tirannia sembra redditizia, quante quelle cui la libertà sarebbe gradita».
«credo che sia fuori dubbio che, se vivessimo secondo i diritti che la natura ci ha dato e secondo gli insegnamenti che ci rivolge, saremmo naturalmente obbedienti ai genitori, seguaci della ragione e servi di nessuno. […] di sicuro, se mai c’è qualcosa di chiaro ed evidente nella natura, che è impossibile non vedere, è che la natura, ministro di Dio, la governatrice degli uomini, ci ha fatti tutti della stessa forma, e come sembra, allo stesso stampo, perché possiamo riconoscerci reciprocamente come compagni o meglio come fratelli. E se, dividendo i doni che ci faceva, ha avvantaggiato nel corpo o nella mente gli uni più degli altri, non ha inteso per questo metterci al mondo come in recinto da combattimento, e non ha mandato quaggiù né i più forti né i più furbi come briganti armati in una foresta, per tiranneggiare i più deboli. Ma, piuttosto, bisogna credere che la natura dando di più agli uni e di meno agli altri, abbia voluto lasciar spazio all’affetto, perché avesse dove esprimersi, avendo gli uni potere di dare aiuto, gli altri bisogno di riceverne. […] non bisogna dubitare che siamo naturalmente liberi, perché siamo tutti compagni, e a nessuno può venire in mente che la natura abbia messo qualcuno in servitù, dopo averci messo tutti insieme. […] Se ne deve concludere che la libertà è un dato naturale, e per ciò stesso, a mio avviso, che non solo siamo nati in possesso della nostra libertà, ma anche con la volontà di difenderla».
Monday, August 10, 2009
L'impero colpisce. Ancora. Capitolo II
Questo video documentario ha come oggetto la storia militare degli Stati Uniti d'America.
Le origini di una cultura politica che affonda le sue radici in una lunga tradizione di operazioni e missioni militari.
Seconda parte dedicata alle spedizioni dell'800.
Le origini di una cultura politica che affonda le sue radici in una lunga tradizione di operazioni e missioni militari.
Seconda parte dedicata alle spedizioni dell'800.
Friday, August 7, 2009
L'impero colpisce. Ancora. Capitolo I
Questo video documentario ha come oggetto la storia militare degli Stati Uniti d'America.
Le origini di una cultura politica che affonda le sue radici in una lunga tradizione di operazioni e missioni militari.
Prima parte dedicata alle prime spedizioni a fine '700 e primi dell'800.
L'impero degli Imperi. Capitolo I
Genesi del più grande Impero della storia dell'umanità.
Come gli Stati Uniti d'America da colonia inglese sono arrivati ad essere una potenza egemone che non ha eguali nella storia.
Video documentario sulla storia militare del nord America.
http://sites.google.com/site/web011de...
Fonti:
Google images
Internet
American naval history photo web site
Congress library
Smithsonian museum web site
Public domain images wikipedia
http://www.italia-cuba.it/cuba/diritt...
www.globalsecurity.org
http://images.google.it/imgres?http:/...
http://history.sandiego.edu/gen/maps/...
Le origini di una cultura politica che affonda le sue radici in una lunga tradizione di operazioni e missioni militari.
Prima parte dedicata alle prime spedizioni a fine '700 e primi dell'800.
L'impero degli Imperi. Capitolo I
Genesi del più grande Impero della storia dell'umanità.
Come gli Stati Uniti d'America da colonia inglese sono arrivati ad essere una potenza egemone che non ha eguali nella storia.
Video documentario sulla storia militare del nord America.
http://sites.google.com/site/web011de...
Fonti:
Google images
Internet
American naval history photo web site
Congress library
Smithsonian museum web site
Public domain images wikipedia
http://www.italia-cuba.it/cuba/diritt...
www.globalsecurity.org
http://images.google.it/imgres?http:/...
http://history.sandiego.edu/gen/maps/...
Tuesday, June 30, 2009
Monday, April 27, 2009
Saturday, April 25, 2009
23/04/09
GLOSSARIO DEL DISINCANTO
di Naomi Klein
Non tutto va a meraviglia nell' Obamafanland, e non è molto chiaro a cosa può essere dovuto il cambio di umore. Forse è dovuto all'aroma stantio che emana l'ultimo riscatto bancario realizzato dal Dipartimento del Tesoro. O alla notizia che il principale assessore economico del presidente, Larry Summers, ha vinto milioni di dollari con le stesse banche e fondi di alto rischio di Wall Street che adesso protegge con una nuova regolamentazione. O forse è iniziato prima, con il silenzio di Obama durante l'attacco di Israele a Gaza.
Qualunque sia la goccia che ha riempito il bicchiere, un numero crescente di entusiasti sostenitori di Obama sta cominciando ad intravedere la possibilità che il loro uomo, in realtà, non salverà il mondo, per quanto sia grande la speranza che poniamo in questo.
Che, dopo tutto, è una buona cosa. Se la cultura dei superfans che ha portato Obama al potere si deve trasformare in un movimento politico indipendente con una forza sufficiente per produrre programmi capaci di far fronte all'attuale crisi, dovremmo tutti, smetterla con la speranza e cominciare a fare delle domande.
Nonostante ciò, un primo passo consiste nel comprendere questa terra di nessuno nella quale si trovano molti movimenti progressisti statunitensi. Per farlo, abbiamo bisogno di una serie di nuove parole, specifiche per questo momento di Obama. Qui ce ne sono parecchie.
Risacca della speranza. Allo stesso modo dell'altra, la risacca della speranza proviene dall'eccesso di qualche sostanza che in un determinato momento aveva un buon sapore, ma che in fin dei conti non era molto salubre e che ha portato a sentimenti di rimorso e anche di vergogna. Frasi tipo: "Quando ho sentito il discorso economico di Obama il cuore mi si è strappato ma più tardi, quando ho cercato di raccontare a qualche amico i piani del presidente sui milioni di licenziamenti e le esecuzioni ipotecarie, mi sono reso conto che non avevo nulla da dire. Ho una risacca di speranza".
Montagna russa della speranza. Come le altre montagne russe, questa descrive le emozionanti salite e discese dell'era di Obama, i giri che portano dall' allegria di avere un presidente che promuove l'educazione sul sesso sicuro allo scoraggiamento nel vedere che ha eliminato la possibilità di realizzare un sistema unico di pagamento per la salute, proprio in un momento in cui esso potrebbe diventare una realtà. Frasi tipo: "Sono rimasto shoccato quando Obama ha detto che avrebbe chiuso Guantanamo, ma adesso vogliono assicurarsi che i prigionieri di Bagram non godano di nessun diritto. Fermate questa montagna russa voglio scendere!"
Nostalgia della speranza. Come in quella normale, la gente colpita dalla nostalgia della speranza è intensamente nostalgica. Sente la mancanza della spinta dell'ottimismo della campagna elettorale e continua a cercare di tornare a catturare quel caldo e speranzoso sentimento; generalmente, per questo usa l'esagerazione del significato di azioni decenti relativamente lievi fatte da Obama. Frase tipo: "Mi sentivo veramente toccato dalla nostalgia della speranza per la scalata in Afghanistan, ma poi ho visto un video di YouTube di Michelle nel suo giardino biologico e sentivo come inaugurazione di un giorno tutto nuovo. Ma qualche ora più tardi, quando sono venuto a sapere che il governo di Obama avrebbe boicottato un'importante conferenza delle Nazioni Uniti sul razzismo, la nostalgia della speranza è ritornata con tutta la sua forza. Così mi sono dedicato a guardare le foto di Michelle vestita con abiti disegnati da sarti indipendenti di diverse origini etniche. Questo mi ha aiutato un po'."
Appesi alla speranza. Man mano che retrocede la speranza, l'appeso alla speranza, come appeso alla droga, vive nel raccoglimento, intentando qualsiasi cosa per allontanarsi dalla sostanza in questione. (trattasi di uno stato relazionato con la nostalgia della speranza, ma ancora più grave e che colpisce soprattutto i maschi di mezza età). Frase tipo: "Joe mi ha detto che è convinto che Obama ha messo Summers deliberatamente in tutto questo perchè sbagli col piano di salvataggio bancario, e questo darebbe a Obama la scusa di cui aveva bisogno per fare quello che veramente vuole fare: nazionalizzare le banche e trasformarle in cooperative di credito. E' veramente appeso (alla speranza) questo Joe".
Speranza distrutta. Come l'amante che ha il cuore distrutto, la fan di Obama non è arrabbiata con la speranza distrutta, ma terribilmente triste. Ha proiettato nel suo idolo una serie di poteri messianici e adesso è sconsolata nel suo disincanto. Frase tipo: "Credevo sinceramente che Obama ci avrebbe obbligato, finalmente, ad affrontare l'eredità della schiavitù di questo paese, e ad iniziare un seri dibattito nazionale sulla questione della razza. Ma, adesso, risulta che non menziona mai questo argomento e sta usando argomenti legali abbastanza contorti per non affrontare neanche i crimini durante l'epoca di Bush. Ogni volta lo sento dire: "andiamo avanti" mi distrugge la speranza nuovamente."
Regressione della speranza. Come ogni una battuta d'arresto, la speranza regredita è un cambio di direzione di 180° di tutto quello che è relazionato con Obama. Chi soffre di questo dolore sono stati nel loro giorno gli evangelisti più appassionati ad Obama, e adesso sono i suoi più ferventi critici. Frase tipo: "Almeno, con Bush tutti sapevamo che era un cretino. Adesso abbiamo le stesse guerre, le stessi carceri senza leggi, la stessa corruzione in Washington, ma siamo tutti così matti come quei personaggi di The Stepford Wives. Eco qui una regressione della speranza".
Nel tentativo di dare un nome a questi disturbi della speranza, mi domando cosa direbbe il recentemente defunto Studs Terkel circa la nostra risacca della speranza. Senza dubbio ci avrebbe raccomandato di non cedere allo scoraggiamento. Poco tempo fa ho preso uno dei suoi libri, Hope Dies Last (la speranza è l'ultima a morire), e senza andare molto lontana: il libro comincia con queste parole: "La speranza non è mai caduta da sopra, è sempre sorta dal basso".
Questo dice tutto. L'appello alla speranza è stato uno slogan stupendo per un candidato alla presidenza che non era tra i favoriti. Ma come posizione del presidente del paese più potente sulla terra, è pericolosamente diverso. Il compito che abbiamo man mano che si va avanti (come piace dire a Obama) non è quello di abbandonare la speranza, ma di trovare luoghi più appropriati per essa: fabbriche, quartieri e scuole, luoghi dove le tattiche dei sit-ins e le occupazioni, stanno vivendo un risorgimento.
Il politologo Sam Gindin scriveva che da un pò di tempo il movimento operaio può solo difendere lo status quo. Può esigere, per esempio, che le fabbriche di automobili che sono state chiuse si trasformino in future fabbriche verdi, nelle quali possano costruirsi veicoli di trasporto pubblico basati su un sistema di energia rinnovabile. Gidin scrive: "Essere realista implica ritirare la speranza dai discorsi e metterla in mano ai lavoratori."
E questo mi porta all'ultima parola di questo glossario:
Speranza dalla base. Frase tipo: "E' ora di smettere di credere che la speranza ci venga tramandata e cominciare ad spingerla da giù, dalla base"
Fonte: http://www.thenation.com/doc/20090504/klein?rel=hp_currently
Tradotto per Voci Dalla Strada da VANESA
Pubblicato da Alba kan. a 08:00 0 commenti
http://www.vocidallastrada.com/2009/04/glossario-del-disincanto.html
GLOSSARIO DEL DISINCANTO
di Naomi Klein
Non tutto va a meraviglia nell' Obamafanland, e non è molto chiaro a cosa può essere dovuto il cambio di umore. Forse è dovuto all'aroma stantio che emana l'ultimo riscatto bancario realizzato dal Dipartimento del Tesoro. O alla notizia che il principale assessore economico del presidente, Larry Summers, ha vinto milioni di dollari con le stesse banche e fondi di alto rischio di Wall Street che adesso protegge con una nuova regolamentazione. O forse è iniziato prima, con il silenzio di Obama durante l'attacco di Israele a Gaza.
Qualunque sia la goccia che ha riempito il bicchiere, un numero crescente di entusiasti sostenitori di Obama sta cominciando ad intravedere la possibilità che il loro uomo, in realtà, non salverà il mondo, per quanto sia grande la speranza che poniamo in questo.
Che, dopo tutto, è una buona cosa. Se la cultura dei superfans che ha portato Obama al potere si deve trasformare in un movimento politico indipendente con una forza sufficiente per produrre programmi capaci di far fronte all'attuale crisi, dovremmo tutti, smetterla con la speranza e cominciare a fare delle domande.
Nonostante ciò, un primo passo consiste nel comprendere questa terra di nessuno nella quale si trovano molti movimenti progressisti statunitensi. Per farlo, abbiamo bisogno di una serie di nuove parole, specifiche per questo momento di Obama. Qui ce ne sono parecchie.
Risacca della speranza. Allo stesso modo dell'altra, la risacca della speranza proviene dall'eccesso di qualche sostanza che in un determinato momento aveva un buon sapore, ma che in fin dei conti non era molto salubre e che ha portato a sentimenti di rimorso e anche di vergogna. Frasi tipo: "Quando ho sentito il discorso economico di Obama il cuore mi si è strappato ma più tardi, quando ho cercato di raccontare a qualche amico i piani del presidente sui milioni di licenziamenti e le esecuzioni ipotecarie, mi sono reso conto che non avevo nulla da dire. Ho una risacca di speranza".
Montagna russa della speranza. Come le altre montagne russe, questa descrive le emozionanti salite e discese dell'era di Obama, i giri che portano dall' allegria di avere un presidente che promuove l'educazione sul sesso sicuro allo scoraggiamento nel vedere che ha eliminato la possibilità di realizzare un sistema unico di pagamento per la salute, proprio in un momento in cui esso potrebbe diventare una realtà. Frasi tipo: "Sono rimasto shoccato quando Obama ha detto che avrebbe chiuso Guantanamo, ma adesso vogliono assicurarsi che i prigionieri di Bagram non godano di nessun diritto. Fermate questa montagna russa voglio scendere!"
Nostalgia della speranza. Come in quella normale, la gente colpita dalla nostalgia della speranza è intensamente nostalgica. Sente la mancanza della spinta dell'ottimismo della campagna elettorale e continua a cercare di tornare a catturare quel caldo e speranzoso sentimento; generalmente, per questo usa l'esagerazione del significato di azioni decenti relativamente lievi fatte da Obama. Frase tipo: "Mi sentivo veramente toccato dalla nostalgia della speranza per la scalata in Afghanistan, ma poi ho visto un video di YouTube di Michelle nel suo giardino biologico e sentivo come inaugurazione di un giorno tutto nuovo. Ma qualche ora più tardi, quando sono venuto a sapere che il governo di Obama avrebbe boicottato un'importante conferenza delle Nazioni Uniti sul razzismo, la nostalgia della speranza è ritornata con tutta la sua forza. Così mi sono dedicato a guardare le foto di Michelle vestita con abiti disegnati da sarti indipendenti di diverse origini etniche. Questo mi ha aiutato un po'."
Appesi alla speranza. Man mano che retrocede la speranza, l'appeso alla speranza, come appeso alla droga, vive nel raccoglimento, intentando qualsiasi cosa per allontanarsi dalla sostanza in questione. (trattasi di uno stato relazionato con la nostalgia della speranza, ma ancora più grave e che colpisce soprattutto i maschi di mezza età). Frase tipo: "Joe mi ha detto che è convinto che Obama ha messo Summers deliberatamente in tutto questo perchè sbagli col piano di salvataggio bancario, e questo darebbe a Obama la scusa di cui aveva bisogno per fare quello che veramente vuole fare: nazionalizzare le banche e trasformarle in cooperative di credito. E' veramente appeso (alla speranza) questo Joe".
Speranza distrutta. Come l'amante che ha il cuore distrutto, la fan di Obama non è arrabbiata con la speranza distrutta, ma terribilmente triste. Ha proiettato nel suo idolo una serie di poteri messianici e adesso è sconsolata nel suo disincanto. Frase tipo: "Credevo sinceramente che Obama ci avrebbe obbligato, finalmente, ad affrontare l'eredità della schiavitù di questo paese, e ad iniziare un seri dibattito nazionale sulla questione della razza. Ma, adesso, risulta che non menziona mai questo argomento e sta usando argomenti legali abbastanza contorti per non affrontare neanche i crimini durante l'epoca di Bush. Ogni volta lo sento dire: "andiamo avanti" mi distrugge la speranza nuovamente."
Regressione della speranza. Come ogni una battuta d'arresto, la speranza regredita è un cambio di direzione di 180° di tutto quello che è relazionato con Obama. Chi soffre di questo dolore sono stati nel loro giorno gli evangelisti più appassionati ad Obama, e adesso sono i suoi più ferventi critici. Frase tipo: "Almeno, con Bush tutti sapevamo che era un cretino. Adesso abbiamo le stesse guerre, le stessi carceri senza leggi, la stessa corruzione in Washington, ma siamo tutti così matti come quei personaggi di The Stepford Wives. Eco qui una regressione della speranza".
Nel tentativo di dare un nome a questi disturbi della speranza, mi domando cosa direbbe il recentemente defunto Studs Terkel circa la nostra risacca della speranza. Senza dubbio ci avrebbe raccomandato di non cedere allo scoraggiamento. Poco tempo fa ho preso uno dei suoi libri, Hope Dies Last (la speranza è l'ultima a morire), e senza andare molto lontana: il libro comincia con queste parole: "La speranza non è mai caduta da sopra, è sempre sorta dal basso".
Questo dice tutto. L'appello alla speranza è stato uno slogan stupendo per un candidato alla presidenza che non era tra i favoriti. Ma come posizione del presidente del paese più potente sulla terra, è pericolosamente diverso. Il compito che abbiamo man mano che si va avanti (come piace dire a Obama) non è quello di abbandonare la speranza, ma di trovare luoghi più appropriati per essa: fabbriche, quartieri e scuole, luoghi dove le tattiche dei sit-ins e le occupazioni, stanno vivendo un risorgimento.
Il politologo Sam Gindin scriveva che da un pò di tempo il movimento operaio può solo difendere lo status quo. Può esigere, per esempio, che le fabbriche di automobili che sono state chiuse si trasformino in future fabbriche verdi, nelle quali possano costruirsi veicoli di trasporto pubblico basati su un sistema di energia rinnovabile. Gidin scrive: "Essere realista implica ritirare la speranza dai discorsi e metterla in mano ai lavoratori."
E questo mi porta all'ultima parola di questo glossario:
Speranza dalla base. Frase tipo: "E' ora di smettere di credere che la speranza ci venga tramandata e cominciare ad spingerla da giù, dalla base"
Fonte: http://www.thenation.com/doc/20090504/klein?rel=hp_currently
Tradotto per Voci Dalla Strada da VANESA
Pubblicato da Alba kan. a 08:00 0 commenti
http://www.vocidallastrada.com/2009/04/glossario-del-disincanto.html
Wednesday, April 22, 2009
Tuesday, April 7, 2009
Subscribe to:
Posts (Atom)